Il Sud-ovest della Sardegna custodisce uno dei patrimoni di archeologia mineraria più importanti d’Europa. Per oltre un secolo, in decine di siti sono stati estratti piombo, zinco, argento e carbone. Oggi molti di questi luoghi sono diventati veri e propri musei a cielo aperto, sospesi tra natura e memoria industriale.
A Porto Flavia, presso Masua, un capolavoro di ingegneria del 1924 permetteva di caricare il minerale direttamente sulle navi attraverso gallerie scavate nella falesia. Poco distante, Nebida e Buggerru conservano laverie, pozzi e strutture minerarie legate a una storia segnata anche da eventi drammatici, come l’eccidio dei minatori del 1904.
Nell’entroterra, Montevecchio e Ingurtosu raccontano la dimensione delle grandi comunità minerarie attraverso palazzine direzionali, chiese, scuole e alloggi operai. A Carbonia, la Grande Miniera di Serbariu, oggi Centro Italiano della Cultura del Carbone, consente di entrare in galleria e comprendere più da vicino la vita dei minatori.
Un patrimonio fatto di pozzi, gallerie e villaggi minerari, che il Cammino Minerario di Santa Barbara collega passo dopo passo, restituendo memoria a un mondo scomparso ma ancora profondamente presente nel paesaggio.